Questua e Trazione

Tra Fede e Folklore

Il Giovedì Santo, tra le genti del territorio è un giorno particolare nella settimana Santa.  Dopo il Gloria della messa solenne, “s’attacche li campane”  che vengono “sciolte” al Gloria della sera del Sabato Santo. I più anziani del posto usano abbinare al silenzio delle campane un faticosissimo digiuno, “lu trapasse” che, fatto per sette anni consecutivi, (così dice la credenza religiosa) avrebbe la capacità di purificare eternamente un’anima cara nel Purgatorio. Durante questi giorni di silenzio, per annunciare le varie funzioni religiose, il prete incarica giovani del posto a girare per le vie del paese con il classico strumento popolare “lu ciuccule”, in sostituzione delle campane. Da questa antichissima usanza, tramandata da Confraternita in Confraternita, sono pervenuti a noi strumenti tipici come “lu tricche e tracche”, “li martille” e “li ciuccule” ripresi poi dalla gente delle campagne per accompagnare i canti di questua.

 

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Questua giuviddì sande
Questua Giuviddì Sande

 

Canti di passione

S’è preparate l’oredaverle dumbacè

li dumbacè serenecosì Gesù parlò…

 Così inizia uno dei canti di questua, che da generazioni, “Li passijunire”, portatori della Passione, eseguono nelle case del territorio cellinese. Li passijunire sono gruppetti e squadre di giovani, varianti per numero, da un minimo di due a un massimo di venti cantori e suonatori, che di casa in casa, per i paesi e per le campagne, vanno cantando la Passione. E il popolo d’Abruzzo li accoglie col suo gran cuore, li ascolta con attenzione devota, si commuove al ricordo del sacrificio di un dio e dello strazio di una madre; poi dona generosamente quel che ha, in generi e in denaro, a compenso del gentile pensiero perchè sia lieta per i giovani la Pasqua di Ressurrezione. Questa, dei canti di Passione, è una delle tradizioni più radicate e ancora profondamente sentite tra le popolazioni abruzzesi; e le forme con cui sono espressi, sono tra le più arcaiche ed espressive di tutta la letteratura popolare italiana! Così descriveva P.D.Lupinetti i momenti della Settimana Santa nel libro “La Sanda Passijone” nel 1954.Dal 1997, il nostro gruppo porta per le case i canti della Passione, tramandati dai nostri anziani. Nel primo pomeriggio del Giovedì Santo, accompagnati da “lu ‘ddù bbotte” e dagli strumenti della Passione, si visitano le case delle famiglie che ci accolgono da sempre.

Per le campagne e per le case si intonano i Canti di Passione in cambio di beni materiali e alimentari: uova colorate, vino cotto, pizze di Pasqua, pizze di formaggio o il classico dolce tipico cellinese, “lu castelle”. I frammenti di tali usanze sono talvolta grotteschi, ma spesso sono belli: sono frammenti di poesia proveniente da un mondo più antico. Nel calendario popolare dei canti di questua, da sempre la Passione ha rappresentato un momento fondamentale della vita dell’uomo contadino; ciò avveniva parallelamente alla chiesa ufficiale senza alcun tipo di contrasto.

E la sere de lu giuviddì Sande
Lu ciele se copre e li cruce s’ammande
E s’ammande pe devuzione
Nu jeme candente la Passione

Una breve strofa de “Lu giuviddì Sande”, tipico del teramano, solitamente si utilizza per l’ingresso in una casa e come canto iniziale.Molte sono le tipologie dei canti riguardanti la Passione di Gesù, come quelli narrativi che trattano delle disavventure di Gesù negli ultimi giorni della sua vita e del dramma del calvario. La narrazione avviene con dialoghi figlio-madre incentrati sui dolori dell’umanità, alleviati dal sacrificio del figlio di Dio.

Che sia benedette si sande ucchie
Tu si lu breghe contre lu malucchie
Chi sia benedette si sande cjie
Tu si lu citele di sande marije

Le ore della passione invece, sono destinati a ricordare i momenti salienti delle ultime ventiquattro ore della sua vita, a scopo mnemonico e devozionale. “Lu rellogge della passijone” molto diffuso dalle nostre parti è uno dei canti più adattabili a strumenti diatonici come “l’organetto”. Forse per questo è uno dei più ascoltati durante la questua della santa passione.

Alle cinque nell’orto
Lu buon gesù ca jò
Alle sei da lu padre eterno
dal Re dei cieli andò…

…Alli ventiquattr’ore
Gesù a lu sepolcro andò
Solo pe lu nostro amore
A tutte ci salvò

Non meno importanti sono i Lamenti di Maria, volgarmente detti “lu sclame de la madonne”  che mettono in evidenza il profondo dolore della Madre per la scomparsa del caro Figlio:

O fijie fijie me tu mi lasciate
Pe salvà lu monne mi ‘bbandunate…

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